Pope calls for prayers that Amazon fires are controlled

Pope FrancisPope FrancisPope calls for prayers that Amazon fires are controlled Endangered Species Act is a modern-day Noah’s Ark — Trump must stop trying to sink it Pope Francis cautions against nationalism, says recent political rhetoric has echoed ‘Hitler in 1934’ MORE on Sunday called for prayers that fires in the Amazon rainforest are brought under control quickly, according to The Associated Press.

“[L]et us pray so that, with the efforts of all, they are controlled as quickly as possible,” the pope said in St. Peter’s Square, saying “we’re all worried” about the fires’ implications for the environment.

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The “lung of forest is vital for our planet,” added Francis, who was born in the neighboring nation Argentina, the AP noted.

Brazilian President Jair Bolsonaro has insisted the fires have affected previously deforested areas rather than intact sections of the forest.

Despite Bolsonaro’s downplaying of the threat, the fires have been a frequent topic of discussion at the Group of Seven summit, with French President Emanuel Macron saying this weekend that several democratic heads of state are working toward a deal on how to stem the blazes and repair the damage, according to the AP, “so that we can help [Brazil] in the most effective way possible.”

Macron also deemed the fires a global emergency, threatening to scuttle a trade deal between the European Union and Brazil and other South American nations. While German Chancellor Angela Merkel disagreed with Macron on torpedoing the trade deal, she said she supported treating the fires as an emergency, according to the AP.

Bolsonaro authorized the country’s armed forces to fight the fires  last Friday, making about 44,00 troops available for unprecedented” firefighting operations, according to the AP.

Everest e Cho Oyu chiuso l’accesso fino alla primavera 2008

Le autorità cinesi hanno chiuso l’accesso all’Everest e al vicino Cho Oyu, sospendendo i permessi alpinistici e di trekking fino al 10 maggio.

La notizia shock sta rimbalzando su tutti gli schermi internet e in pratica significa che salire il Chomolunga sarà possibile solo da sud, ovvero da Nepal, fino alla fine della stagione primaverile. Quindi, tutte le spedizioni che avevano già programmato la loro salita a queste due montagane dovranno ora trovare altre soluzioni.

La conferma di questa limitazione è arrivata ieri in un fax inviato dal China Tibet Mountaineering Association al Presidente del Club Alpino Nepalese. Fax pubblicato da www.mounteverest.net e che cita testualmente: "preoccupazioni di pesante attività alpinistica, vie di arrampicata sovraffollate e l’aumento di pressione di carattere ambientale che possono causare potenziali problemi di sicurezza nella zona del Qomolangma (incluso il Mt. Cho -Oyu) in questa stagione primaverile, e la limitata capacità di alloggi" come motivi per cui non potranno essere accettate le spedizioni.

Secondo www.mounteverest.net e molte altre fonti invece, la momentanea "chiusura" dell’Everest ha come motivazione il timore delle autorità cinesi che la montagna possa diventare un’opportunità importante per il movimento "Free Tibet", ovvero per le organizzazioni che combattano per i diritti umani e la liberazione del Tibet.

Infatti, il periodo di chiusura coincide con il momento in cui la fiamma dei Giochi Olimpici 2008 dovrebbe raggiungere la cima più alta della terra. Vedere una protesta o sventolare una bandiera Tibetana, invece di quella cinese, potrebbe essere l’incubo più grande per ogni organizzatore.

La "chiusura" di queste due montagne potrebbe dunque essere un’indicazione di quanto sia importante, almeno apparentemente, presentare una patina di esteriore armonia in queste alte terre, culla di in una delle civiltà più antiche del mondo. Soprattutto in questo anno in cui tutti gli occhi del mondo saranno puntati verso l’estremo oriente.

Per più informazioni sul Tibet, la "liberazione" Cinese del 1950 e i la violazione dei diritti umani, consigliamo alcuni link sotto:
www.savetibet.org
www.freetibet.org

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Vetta del Manaslu per Nives Meroi, Romano Benet e Luca Vuerich

Intervista a Nives Meroi dopo la vetta del Manaslu 8.156 m (Himalaya, Nepal) raggiunta il 4/10 alle 10,00 (ora nepalese) insieme a Romano Benet e Luca Vuerich. E’ l’11° Ottomila per Nives Meroi e Romano Benet e il 5° per Luca Vuerich.

Di essere così veloci forse non ci speravano neanche loro. Ma proprio ieri, a soli 13 giorni dal loro arrivo al campo base, Nives Meroi e Romano Benet insieme a Luca Vuerich hanno raggiunto la vetta del Manaslu, l’ottava tra le 14 vette più alte della terra.

E’ senz’altro un successo importante per tutto il team dei “tarvisiani” e insieme una vetta “speciale” per Nives Meroi. Non solo perché la porta a quota 11 Ottomila saliti, e quindi al top della classifica delle salite femminili senza ossigeno sugli 8000, al fianco dell’austriaca Gerlinde Kaltenbrunner. Ma soprattutto perché arriva dopo l’incidente al Makalu che lo scorso autunno le costò la frattura ad una gamba e un conseguente sofferto e lunghissimo stop.

Così, mentre anche la spagnola Edurne Pasaban è arrivata ieri a quota 11 Ottomila, raggiungendo proprio la stessa cima del Manaslu. Nives Meroi, aldilà dei primati e delle “corse”, mette l’accento sul felice ritorno alle “sue” grandi montagne e sullo stile che ha sempre caratterizzato le sue esperienze insieme al compagno di cordata e vita Romano Benet.

INTERVISTA A NIVES MEROI DOPO LA SALITA DEL MANASLU
di Vinicio Stefanello (5/10/2008 – Campo base Manaslu – collegamento satellitare)

Buongiorno Nives, allora com’è andata con il Manaslu?
Beh direi che siamo stati inaspettatamente veloci. Una vera toccata e fuga. Siamo arrivati al campo base il 21 settembre, il 27 siamo saliti al C1, il 28 abbiamo proseguito fino a 6300m dove abbiamo installato un campo deposito e passato la notte. Poi ieri (4 ottobre ndr) con Romano e Luca eravamo in cima.

E ora siete al Campo base…
Sì, alle 8 di ieri sera eravamo già di ritorno al Campo base. E ora siamo nella nostra “reggia”: quest’anno al base abbiamo una tenda magnifica.

A proposito com’è l’atmofera del Campo base, quest’anno era molto affollato…
C’è l’atmosfera da Everest: se chiudi gli occhi, con tutta questa gente e tutti i rumori di questo campo base, ti sembra di essere a Lignano, in spiaggia. E’ davvero un altro mondo rispetto alla solitudine che abbiamo vissuto al Makalu lo scorso autunno…

Torniamo un attimo indietro. Puoi raccontaci la salita?
Il 2 ottobre siamo partiti dal Campo base e abbiamo dormito al nostro Campo deposito a 6300m. Poi il giorno dopo abbiamo continuato con l’intenzione di arrivare al Campo 4 a 7500m. Ma poco sopra il Campo 3 eravamo “cotti”, così ci siamo fermati a 6900m. Alle due di notte del 4 ottobre (ora locale ndr) siamo ripartiti. Alle cinque del mattino eravamo al Campo 4 dove abbiamo incrociato una fila di alpinisti che saliva – molti con ossigeno supplementare. Alle 10,00 eravamo in cima: io, Romano e Luca ci siamo spinti verso la cima “vera”, un cucuzzolo una trentina di metri oltre la fine delle corde fisse. Poi la discesa: smontato il campo a 6900m abbiamo continuato direttamente verso il Campo base.

Difficoltà?
C’era molta neve e onestamente devo dire che se non ci fossero stati gli sherpa delle spedizioni commerciali sarebbe stata più dura… Comunque stavamo bene, e non ho avuto nessun problema fisico. Era prevista una finestra di bel tempo: abbiamo tentato il colpaccio e ci è andata bene. E siamo stati veloci.

E’ stata un’avventura troppo veloce anche per pensare?
Avevo fatto le mie meditazioni prima, al campo base. E ora ringrazio il Manaslu: è stato generoso!

Cosa avevi chiesto al Manaslu?
Avevo chiesto alla montagna di vivere un’esperienza personale. Avevo bisogno di un’esperienza mia, e anche di una conferma dopo l’incidente al Makalu. Sono stata esaudita: siamo riusciti a muoverci in maniera “delicata”. Veloci, leggeri e senza troppo impatto sulla montagna. Anche sul Manaslu abbiamo vissuto la “nostra” esperienza. Sono davvero soddisfatta.

Sprechiamo anche il termine “felice”?
Sì in realtà lo sono. Ma lo sono sempre. Sono felice perché ho rispettato la mia natura, il mio modo di essere. Anche in quest’avventura sul Manaslu tutto ha corrisposto a come siamo noi. Al nostro modo, il mio quello di Luca e Romano, di vivere queste montagne.

A proposito di Romano Benet. Cosa ha detto questa volta tuo marito dopo la cima?
Beh, giusto due parole. Tipo: “bene, al campo base voglio una Coca”. Ma sai come sono fatti gli orsi di Fusine Laghi… 😉

Sì, ormai ho imparato a conoscerli… Il Manaslu è stato un altro passo del vostro comune cammino. Una strada che vi porterà dove?
Non lo so. Non si può essere certi di nulla. Non ho la presunzione di dire: voglio questo o quell’altro. Quello che so è di avere la volontà e la voglia di continuare a mettere un passo dopo l’altro con tutto l’impegno, la passione e l’esperienza di cui sono capace. Poi sarà quello che sarà… Noi possiamo solo dire Inshallà.

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Nuova via sul Dain, Valle del Sarca

Gianni Canale e Aldo Mazzotti hanno aperto Mister Magoo (7c max, 7a oblig, 120m) al Piccolo Dain (Valle del Sarca, Trento).

Dopo Il Matto del Barbiere nelle Dolomiti di Brenta, Gianni Canale e Aldo Mazzotti hanno ora aperto "Mister Magoo", una via aperta dal basso con l’uso degli spit sul lato sinistro del Piccolo Dain, nella Valle del Sarca.

La via corre a sinsitra della famosa John Coffey, Dudaev e di Scirocco e in quattro tiri raggiunge una difficoltà di 7c max, 7a obliggatorio.

SCHEDA VIA: MISTER MAGOO

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The Nose, nuovo record di velocità femminile

Il 16/09/2011 Libby Sauter e Chantel Astorga hanno stabilito un nuovo record di velocità femminile su The Nose in Yosemite, USA, salendo la via in 10 ore e 40 minuti.

Solitamente quando si parla del record di velocità su The Nose in Yosemite si pensa alla strepitosa corsa maschile. A quei tentativi di Hans Florine, Yuji Hiryama, dei fratelli Huber e, più di recente, di Sean Leary e Dean Potter di salire quei famosi 900m su El Capitan in meno di due ore e trenta minuti, ma in realtà, se ci pensiamo bene, esiste ovviamente anche il record femminile.

Questo record è stato battuto dalle due statunitensi Libby Sauter e Chantel Astorga che il 16 settembre hanno fermato il cronometro dopo 10 ore e 40 minuti dalla partenza, togliendo quasi un’ora e mezza al record esistente stabilito nel 2004 da Heidi Wirtz e Vera Schulte-Pelkum in 12 ore e 15 minuti.

A proposito di primati, questa volta… aldilà dei “generi”. Come tutti sanno la prima libera di The Nose è stata effettuata da Lynn Hill nel 1993. Questa salita viene ampiamente riconosciuta come una delle salite più significative della storia dell’arrampicata, ma evidentemente a Lynn non bastava. Soltanto un anno più tardi infatti la climber statunitense è ritornata su The Nose e l’ha salito tutta in libera in 23 ore. Ma questa, lo capite bene, è tutta un’altra storia…

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Eisföhnig, nuova cascata alle Renkfälle per Benedikt Purner

Il 09/02/2011 gli austriaci Benedikt Purner e Alex Blümel hhano effettuato la salita di “Eisföhnig” M7+/WI7 alle Renkfälle nella Kaunertal Austria.

Nonostante le condizioni siano tutt’altro che ideali per le cascate di ghiaccio nel Tirolo austriaco, dopo la salita di Quasimodo nel Floitental di qualche giorno fa, la guida alpina Benedikt Purner ha appena salito una difficile nuova via, o variante, che merita un attimo di attenzione. Si tratta infatti di "Eisföhnig" M7+/WI7, una sottilissima lingua di ghiaccio sulla famosa Renkfälle.

Situata nella parte alta della Kaunertal a circa 2000m di quota, le cascate della Renkfälle tendono a rimanere in condizioni a lungo, anche quando il caldo vento del Föhn rende impraticabili altre cascate situate più in basso. Così il 9 febbraio Purner, assieme a Alex Blümel, è salito in valle per verificare che cosa era ancora scalabile.

Dopo un riscaldamento su Teufelskralle (M7+/WI6+ Florian Schranz e Egon Netzer), Purner e Blümel hanno notato che la classica colata del "Eiskönig" in alto a sinistra era crollata, rivelando però una fessura strapiombante coperta da un sottile strato di ghiaccio. I due sono saliti rapidamente sul balcone e poi Purner ha lottato duramente per salire la fessura di circa 10m, proteggendola con nuts,friends e chiodi da ghiaccio.

Lo scavalcamento del bordo della tenda di ghiaccio si è rivelato il passaggio chiave della via e il "trasferimento" ha provato Purner sia fisicamente che mentalmente. Purner ha dovuto tirare fuori tutta la grinta e le ultime riserve d’energia per salire questo passaggio a vista, dopo il quale una dolce sezione di ghiaccio WI6 l’ha portato in cima.

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Sulamar parete nord per Mick Fowler e Paul Ramsden

Mick Fowler e Paul Ramsden hanno effettuato la prima salita della parete nord del Sulamar, Cina. Intervista a Mick Fowler.

Gli alpinisti britannici Mick Fowler e Paul Ramsden sono appena tornati da una spedizione durata un mese nella regione cinese dello Tien Shan dove hanno effettuato la prima salita della parete nord del Sulamar (5380m), nel massiccio del Xuelian. L’obiettivo originario era la cresta nord-ovest del Xuelian East, ma per le forti nevicate e le condizioni instabili Fowler e Ramsden hanno optato per una linea mozzafiato sul Sulamar, una montagna alta 5380 e salita per la prima volta nel 2008 dagli statunitensi Bruce Normand, Guy McKinnon e Paul Knott lungo la parete nord est. I due in quattro giorni d’arrampicata hanno salito l’evidente contrafforte centrale di 1600m in stile alpino, incontrando difficoltà fino a TD+.

Dopo la salita Fowler e Ramsden hanno esplorato le cime attorno a Chulebos, finora mai visitate da occidentali, percorrendo la storica Xiate, un vecchio itinerario commerciale che ora non viene più utilizzato a causa delle condizioni diventate “impossibili” dei ghiacciai. "Percorrere un ghiacciaio che non era mai stato visitato dagli alpinisti occidentali” – ha dichiarato Fowler – “è stato entusiasmante. Abbiamo individuato un sacco di grandi obiettivi per il futuro – c’è così tanto da fare!"

Mick Fowler e Paul Ramsden arrampicano spesso assieme e nel 2002 sono stati premiati con il Piolet d’Or per la salita del Central Couloir sulla parete nord del Siguniang, in Cina. Abbiamo utilizzato questa occasione per conoscere un po’ meglio Fowler, definito qualche tempo fa da Sir Chris Bonnington come uno dei migliori alpinisti britannici in assoluto.

Mick, la Cina sembra essere in cima alla vostra agenda. Come giudichi questi territori?
Molto, molto interessanti! Per me la cosa bella della Cina è che ci sono tantissimi obiettivi inviolati e molte zone interessanti, sconosciute e raramente visitate. Storicamente parlando gli alpinisti cinesi si sono concentrati esclusivamente sulle cime di 8000 metri, con il risultato che ci sono intere zone con vette tra i 5000m – 7000m che non sono mai state visitate dagli alpinisti. Spesso sono necessari dei permessi speciali e le difficoltà burocratiche sono elevate – ma la ritengo una sfida aggiuntiva e questo assicura anche che non ci sia folla!

Da decenni fai parte di questo gioco dell’alpinismo. Come si sta evolvendo?
Il mio alpinismo? Finché il fisico me lo consente, ho intenzione di continuare a fare più o meno quello che faccio ora. Il mio progetto generale è sempre quello di salire una linea che cattura l’occhio, che sia inviolata, in una zona culturalmente interessante, mai visitata da alpinisti e fattibile in 4 settimane dalla Gran Bretagna – visto che questo è il tempo annuale a mia disposizione per la montagna. E’ un compito arduo, lo so, e che non è sempre possibile – ma è quello che cerco di fare.

E per quanto riguarda l’alpinismo in generale?
Penso che dipenda da cosa intendi per ‘evoluzione’. Con l’aumento della benessere economico e del tempo libero in paesi come la Cina e l’India, mi aspetto di vedere sempre più alpinisti di quei paesi che potrebbero esercitare una pressione reale su obiettivi inviolati. Giudico importante lo stile delle future salite. Piccoli team leggeri sono avvantaggiati da costi minori e maggior flessibilità, mentre le grosse spedizioni mi sembrano ormai datate. Stiamo già cominciando a vedere un piccolo numero di team leggeri su vie tecniche su cime di 8000m e questa è una tendenza che credo continuerà. L’attrezzatura sta diventando migliore e sempre più leggera, e credo che ci possiamo aspettare di vedere alpinisti impegnati in salite in stile alpino sempre più lunghe, su vie sempre più difficili. All’interno di questo mi piacerebbe pensare che la pressione sugli obiettivi e le pressioni da parte di altri alpinisti, attraverso internet e i forum, vedrà l’etica e l’esatto stile della salita diventare sempre più importanti. Sicuramente poi ci sarà anche una continua ‘evoluzione’ di chi vuole battere i record in montagna. Sono sicuro che potremo assistere ad un sacco di successi che ci apriranno gli occhi!

Hai notato diversi approcci alla montagna e all’alpinismo, a seconda delle diverse nazioni di provenienza degli alpinisti?
Penso che in passato ci sono stati diversi approcci, ma con la crescente globalizzazione, ho la sensazione che l’approccio è più coerente ora rispetto al passato. L’attenzione sembra focalizzarsi su salite fatte da team piccoli e leggeri, e gli alpinisti più attivi di tutto il mondo sono spesso in contatto tra loro. E se qualcuno fa un passo falso i vari forum in internet possono essere spietati!

Quanto sei disposto a dare per raggiungere una vetta?
La mia opinione è la stessa di sempre. Sono disposto a soffrire per sopportare il cattivo tempo, la mancanza di cibo, i bivacchi appeso in parete e cose simili, ma cerco di evitare in tutti i modi i pericoli oggettivi come la caduta di massi e valanghe. Mi piace sentire che ho un certo grado di controllo sui rischi, e valuto attentamente i probabili pericoli al momento di scegliere un obiettivo.

Hai sempre scalato con piccoli team. Ma hai mai pensato di salire da solo?
No. Mi piace scalare nel modo più sicuro possibile e trascorre più tempo possibile in montagna con i miei amici. Non mi piace avere fretta e a me e ai miei compagni di scalata piace fare un sacco di fotografie in azione, per poi aumentare al massimo il nostro piacere una volta finita la scalata. Questo non sarebbe possibile se arrampicassi in solitaria.

Perché sembri evitare i giganti himalayani?
Sono affollati, mi piace conservare tutte le mie cellule celebrali e poi non riesco ad ottenere abbastanza tempo libero dal lavoro.

A proposito, hai un lavoro a tempo pieno, una famiglia… non è la migliore base per un allenamento intensivo. Come fai a prepararti per le tue spedizioni?
Corro un po’ in montagna e ogni due settimane in inverno partecipo a qualche gara. Solitamente mi piazzo nell’ultimo quarto della classifica ma mi piace e mantiene allenati il mio cuore e i miei polmoni. Oltre a questo cerco di uscire con un gruppo di amici ogni mercoledì sera – arrampico su roccia in estate e pratico la speleologia, il kayak, la mountain bike, la corsa e l’arrampicata di notte in inverno. Tutto questo mi dà un buon livello base di fitness – ma penso che sulle grande montagne extraeuropee la forza di volontà sia tanto importante almeno quanto essere allenati.

Andreas Proft, 8b barefoot!

Il tedesco Andreas Proft è riuscito a salire un 8b senza scarpette.

Il 36enne globetrotter ha iniziato a scalare senza le scarpette sulle vie di riscaldamento per non consumarne la suola mentre sua moglie si allenava su vie più facili, in seguito si è abituato cosi bene che ha proseguito in questa nuda disciplina. Dice Andreas: “fa male quando cado, ma a parte dei piccoli tagli sui piedi non mi sono mai fatto del male arrampicando senza scarpe.”

A dire il vero Andreas non è il primo a scalare senza scarpe. Vicino a casa sua, in Sassonia, sin dal 1945 si arrampicava spesso senza scarpette, soprattutto per necessità economica. Negli anni ’70 e ’80 il maestro del Elbsanstein, Bernd Arnold, è riuscito a tracciare alcune delle vie più difficili della Germania dell’Est senza scarpette, con spit molto distanziati e piazzati a mano, e fettuce con nodi invece di nut.

Andreas però ha indubbiamente portato il livello in falesia ancora più in alto. Ecco un video di lui in azione, su una placca di 8a. A noi viene spontaneo: chissà se usa la magnesite anche per le dita del piedi?

Andreas Proft barefoot in Going Nuts 8a

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Police fire water cannon on protesters at G-7 summit

Police fired a water cannon and tear gas on Saturday at protesters in a town near the venue for the Group of Seven (G-7) economic summit in Paris.

The Associated Press reported that about 400 anti-capitalist protestors gathered to block roads in the town in southwest France. The crowd was largely peaceful, though some demonstrators threw rocks at police.

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Police responded with warning shots and then used the water cannon and tear gas, according to the AP.

Thousands of protestors marched peacefully from the same area to the Spanish border earlier Saturday to demand further action against climate change and economic inequality.

President TrumpDonald John TrumpDavid Axelrod after Ginsburg cancer treatment: Supreme Court vacancy could ‘tear this country apart’ EU says it will ‘respond in kind’ if US slaps tariffs on France Ginsburg again leaves Supreme Court with an uncertain future MORE is in Biarritz, France, for the annual meeting with the six other world leaders of the G-7. The event often attracts protesters who come to demonstrate on an array of topics.

The summit comes amid uncertainty in Europe as Britain undergoes what could be the final stages of its break from the European Union leaders also warn of economic turmoil surrounding the escalating trade war between the U.S. and China.

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Un grazie per Giovanni Cantamessa

Laura Cantamessa ringrazia il mondo dell’arrampicata per l’affetto e la vicinanza dimostrata dopo la scomparsa di Giovanni Cantamessa, indimenticabile Direttore Sportivo delle squadre nazionali della FASI.

"Vorrei pubblicamente ringraziare tutto il movimento dell’Arrampicata e dello Sport italiano in genere, per le preziose testimonianze di affetto e di stima riservate a mio marito Giovanni.

Tante cose sapevo e tante cose ho capito sull’eccezionalità dell’uomo che ho sposato, un uomo saldo ma allo stesso tempo appassionato dello sport e della vita.

Grazie perché ho sentito tanto calore umano che mi ha aiutato e mi aiuta ad andare avanti e diventare ogni giorno di più una donna migliore, perché l’insegnamento di Giovanni mi serva da guida anche nei momenti difficili, ma soprattutto mi serva a fare di nostro figlio Pierluigi un uomo degno del cognome che porta.

Grazie anche perché tutte queste testimonianze mi aiuteranno a spiegare a Pierluigi chi era suo padre, perché lui ne sia fiero ed orgoglioso anche se la vita non gli ha dato l’opportunità di conoscerlo.

E l’augurio a tutti è quello di credere nello Sport come scuola di vita come ha sempre fatto Giovanni."

Laura Cardellini Cantamessa

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